Giovedì 23 Maggio 2019

Ancisi (LpRa): ora "vuoto il sacco" sulla condanna del Sindaco di Lugo per diffamazione

Sabato 11 Maggio 2019 - Lugo
Alvaro Ancisi

"Il 9 maggio scorso è uscita pubblicamente a Ravenna e Lugo la notizia che il sindaco di questa città, Davide Ranalli, ha subito dal Tribunale di Ravenna un decreto penale di condanna, pari a 800 euro di multa, per la diffamazione espressa nei miei confronti su facebook, consistente nell’avermi definito “un cialtrone”. Non ho mai pubblicizzato la mia querela, risalente al 7 gennaio 2015. L’allego ora a questo scritto (allegato 1)" scrive Ancisi nella sua nota sulla vicenda.  

 

"Non me ne sono più interessato, nessuno mi ha chiesto di ritirarla o di conciliarla amichevolmente (non interessandomi peraltro alcun risarcimento economico), non ho saputo niente dei suoi sviluppi e ho imparato l’esito venerdì scorso, leggendo il Resto del Carlino. Ai giornali che mi hanno intervistato in serata ho detto di essere sempre stato e di essere tuttora disponibile a ritirare la querela, alla sola condizione che Ranalli riconosca l’errore. Allora non lo conoscevo per niente" continua Ancisi che aggiunge poi "Di converso, il tuttora sindaco di Lugo, ha pubblicato recidivamente su facebook il seguente post, pubblicato anche dalla stampa: “Sono stato oggetto di un provvedimento opponibile e che sarà opposto perché difesi l'assessore Bakkali su Facebook nel post in cui il consigliere Ancisi ‘urlò rabbiosamente’ alla stessa ‘Non capisce l’italiano? Se non capisce le delibere in italiano le tradurremo in marocchino”, aggiungendo poi: “Non ho cambiato idea, sull’uguaglianza, sui diritti delle donne e sul rispetto di tutte le istituzioni. Sabato in piazza (alle 10.30 in Largo Baruzzi) vi dirò anche cosa penso di chi fa politica come certi consiglieri, degli aggressori di Casapound a Casalbruciato e di chi, gettando la maschera, civica si è alleato con la destra estrema”. Questa versione dei fatti iniziali, che avrebbero scatenato l’intrepida reazione di Ranalli, è dilagata sulla stampa e sui social, dando anche modo a taluni della stessa congerie politica di offendermi nuovamente con la stessa qualifica di “cialtrone” (vedi l’allegato n. 2), così da dovermene nuovamente occupare."

"Sul piano personale ho offerto a Ranalli una guancia e me ne resta disponibile un’altra. Ma non può passare, sul piano politico, che si spacci come martire di un consigliere razzista, non essendosi neppure curato, avendo avuto oltre tre anni di tempo, di conoscere dal vero la presunta causa del suo sacrificio."

 

ANCISI: "NON HO MAI DETTO QUELLA FRASE"

"Per dimostrare chi, in politica, è cialtrone e chi no, mi è dunque necessario documentare quanto segue, a beneficio anche degli organi di stampa che hanno pubblicato la frase “razzista” di cui sopra come riferita all’epoca dei fatti dall’assessore Bakkali stessa, mia prima sedicente vittima di tanta aggressione. - insiste nella sua versione dei fatti Ancisi - Ebbene, quella frase io non l’ho mai detta, tanto meno “urlata”, dal momento che nelle 18 fitte pagine ufficiali di trascrizione letterale della seduta di commissione di quel 7 dicembre 2015, operata dal Comune di Ravenna, non c’è la benché minima traccia. Allego il verbale stesso (allegato n. 3), chiedendo che quanto sopra sia riferito non come mia opinione, ma come realtà certificata, disponibile per chiunque me lo chieda. Vi si può leggere che in quell’occasione non si parlava del colore più o meno slavato dell’assessore relatrice, bensì della gara d’appalto “europea” da 55 milioni di euro per il servizio mensa del Comune su cui tutta l’opposizione ha inutilmente invocato allo sfinimento che il bando non partisse “con la fotografia del vincitore” (Ancisi, pag. 15), che infatti ha poi corso da solo contro nessuno. Vi si legge anche, sempre per chi guarda la luna (= appalto non trasparente), non già il dito (= chi la mostra), che Ancisi “ha non so, evidentemente una corsia preferenziale verso la Procura” (Bakkali, pag. 9), diffamazione tanto grave, questa sì, da costringere il sindaco di Ravenna ad andare a Canossa, scalzo e vestito solo di un saio, dal Procuratore stesso della Repubblica."

"Fuori campo, data e non concessa alcuna espressione, ho usato la parola “marocchino”? Non sarebbe stato, né potrebbe essere, per offendere un’assessore la quale, nel curriculum con cui ha vinto, scelta da due sindaci, l’importante incarico di governo, ha scritto di possedere “ottima espressione orale per quanto riguarda l’arabo parlato nell’area Maghreb; buona comprensione e discreta espressione orale del Berbero Souss parlato nella zona meridionale del Marocco”. Se, parlando in francese, come spesso mi capita, il mio interlocutore mi dicesse di volersi far capire meglio in italiano, gli risponderei magari per le rime, ma non griderei allo stupro. Altrettanto sarebbe, ad esempio, per un libico o un algerino. Se a qualcuno “marocchino” suona invece razzistico, il problema è solo suo e del suo analista" commenta carcastico Ancisi.

"Non me la sono presa con Ranalli solo perché, non conoscendomi e non sapendo i fatti, mi ha dato del cialtrone. Bensì perché questo epiteto l’ha apposto su facebook, con l’autorità di sindaco di Lugo (allegato n. 1) dopo due post, nel primo del quale un gentiluomo aveva scritto che “Ancisi è un povero sclerotico” e “quel bagaglio lì”, e nel secondo, una gentildonna, ora vantante importanti collaborazioni non gratuite con la Fondazione Casa di Oriani di Ravenna e con la Fondazione Ravenna Manifestazioni, ha sputato che “Ancisi non capisce niente” e che è “talmente stupido” da doversi “buttare fuori a calci”. Visto dunque che il sindaco Ranalli ora usa cotante gesta nella campagna elettorale per essere rieletto, basta la saggezza del proverbio: “Dimmi con chi vai che ti dirò chi sei” per capire che la città di Lugo non lo merita" conclude Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna.

 

ALLEGATO 1 - LA QUERELA

ALLEGATO 2 - SCREENSHOTS

ALLEGATO 3 - IL VERBALE

 

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