Venerdì 24 Maggio 2019

Immigrazione. Partecipazione Sociale Lugo: Per integrazione rafforzare welfare e mercato del lavoro

Lunedì 26 Novembre 2018 - Lugo

La Legge Bossi-Fini del 2002 introdusse norme restrittive sulla concessione di permessi di soggiorno, condizionandola alla presentazione di un regolare contratto di lavoro ed istituì il reato di clandestinità. Così la Legge ha alimentato il passaggio alla clandestinità di quanti svolgevano occupazioni precarie per datori di lavoro privi di scrupoli e attratti dallo sfruttamento del lavoro nero, magari per persone prive di permessi di soggiorno e per questo più facilmente ricattabili, con ciò infoltendo le file di persone in stato di grave disagio, potenzialmente coinvolgibili in attività illecite.


Con il Decreto “Immigrazione e sicurezza” il Governo Di Maio-Salvini si appresta ad un altro giro di vite sui permessi umanitari a profughi e richiedenti asilo: se queste norme fossero accolte, avremmo una nuova leva avviata alla clandestinità! In tanta concitazione, nella quale la caccia allo straniero diventa un diversivo potente per distrarre dalle politiche di affossamento del welfare e del servizio sanitario universalistico che il Governo persegue, viene meno qualunque attenzione ed impegno alla gestione della situazione di fatto che si è già determinata nel paese.

Nel Comune di Lugo gli immigrati residenti, in prevalenza inseriti lavorativamente e contribuenti attivi, rappresentano il 12,09% (3.924 persone), la media nei Comuni della Bassa Romagna si attesta al 12,74%, dati cui vanno aggiunti i pendolari non residenti di provenienza comunitaria e i clandestini, non stimabili.

A fronte di cifre così ragguardevoli è mancata una minima politica nazionale di integrazione, che richiede invece il rafforzamento delle strutture del welfare, della sanità pubblica, nonché dei servizi di avviamento e governo del mercato del lavoro, a sostegno degli sforzi che i governi locali, con scarsissima disponibilità di risorse, stanno cercando di attuare.

Al contrario invece, da anni subiamo politiche di tagli alla spesa sociale e attacchi ai diritti del lavoro, che hanno alimentato una competizione al ribasso tra componenti sociali più bisognose di tutela e migranti economici, con l’effetto di un generale arretramento nei diritti e di una progressiva spinta all’esclusione sociale e poi all’illegalità.

Il Governo in carica copre il proprio disimpegno su questi temi sociali delicatissimi, istigando l’ostilità verso gli immigrati, assunti come capri espiatori: per questa strada si andrà ad un progressivo avvitamento, in cui misure di chiaro segno antisociale, come i previsti nuovi tagli alla sanità ed al welfare, porteranno nuove ferite alla già precaria coesione e nuovi rischi per la sicurezza di tutti.

C’è una sola via per uscire da questa spirale viziosa e sta nella ripresa della lotta per i diritti e la dignità del lavoro di tutti e per l’universalità dell’accesso al welfare, nell’unità di tutto il mondo del lavoro e delle sue rappresentanze politiche, a prescindere dalle provenienze geografiche ed etniche.

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