Martedì 18 Settembre 2018

Fa discutere il "Delitto e castigo" nell'adattamento di Bogomolov al Teatro Alighieri di Ravenna

Domenica 11 Marzo 2018

Lo spettacolo è in programma martedì 13 e mercoledì 14 marzo - Protestano alcune associazioni cattoliche che parlano di blasfemia

Martedì 13 e mercoledì 14 marzo, alle ore 21, al Teatro Alighieri di Ravenna va in scena Delitto e castigo di Fëdor Dostoevskij per l'adattamento e la regia Konstantin Bogomolov (traduzione Emanuela Guercetti) con Anna Amadori, Marco Cacciola, Diana Höbel, Margherita Laterza, Leonardo Lidi, Paolo Musio, Renata Palminiello, Enzo Vetrano. È una produzione ERT Emilia Romagna Teatro. Lo spettacolo sta già suscitanto levate di scudi da parte di associazioni ed esponenti cattolici, che lo ritengono balsfemo e offensivo. Qualcuno sui social propone addirittura di inscenare qualcosa contro lo spettacolo. 

Quarant’anni, moscovita, Konstantin Bogomolov è autore della scena contemporanea russa che si caratterizza per uno stile irriverente e provocatorio. Non è nuovo ad adattamenti teatrali di Dostoevskij: I fratelli Karamazov e L’idiota sono suoi precedenti lavori. Anche in questo allestimento di Delitto e castigo Bogomolov si allontana dalle influenze formali di ambientazione russa per rileggere il testo in chiave contemporanea, ponendo l’accento sui punti dolenti della nostra spigolosa realtà. Il regista affronta l’opera allontanandosi dunque da tutto ciò che storicamente, religiosamente e politicamente l'adesione al testo originale comporterebbe.

Alla domanda: «Cosa significa portare in scena oggi un romanzo come Delitto e castigo?» Bogomolov risponde: «Significa innanzitutto cercare il modo di rapportarsi a un materiale fortemente arcaico. Scoprire come padroneggiare l'inattualità del tema trattato. Le domande che ci si poneva nel XIX secolo non sono più formulate oggi con lo stesso pungente impulso di trovare una risposta. Il dubbio se sia giusto o meno uccidere non è più un argomento così attuale; ciò probabilmente dipende dal modo in cui la nostra società si è evoluta e si sta evolvendo. È importante quindi riuscire a dare nuova linfa a queste domande, e nuova vita all'argomento che stiamo affrontando. Al tempo stesso però ho voluto rispettare la grande ironia che caratterizza le opere di Dostoevskij, anche se nel romanzo in questione è quasi assente. Bisogna ricordare, tra l'altro, che si è creata una vastissima mitologia a partire da questo romanzo: sono molte le interpretazioni che se ne sono fatte. In tal senso posso dire che il dialogo che noi intraprendiamo qui non è solo un dialogo con l'autore e con il romanzo, ma con la sua mitologia e con tutte le numerose versioni e differenti letture che gravitano attorno a Delitto e castigo».

Il testo dell’autore russo è stato completamente riadattato dallo stesso regista che attualizza la vicenda, a partire dal protagonista, Raskol'nikov che diventa sul palco un immigrato africano, privo di qualsiasi ideologia, che uccide una donna bianca e sua figlia. Attorno a questa figura e vicenda ruotano i vari personaggi, la sorella di Raskol'nikov che fa la governante in una famiglia molto agiata, una prostituta che tenta di convincere Raskol'nikov a farsi cristiano, mentre il pubblico ministero Porfirij Petrovic, malato di cancro, si innamora dello stesso Raskol'nikov. 

«Dopo lo scioglimento dell’unione sovietica – spiega ancora Bogomolov – è cambiato molto il punto di vista dei russi rispetto alla letteratura classica perché il contesto in cui viviamo è cambiato moltissimo. Ritengo che il mio sguardo sulla letteratura russa sia molto diverso da quello che può avere uno spettatore europeo. Sono convinto che bisogna accostarsi a Dostoesvkij con leggerezza, lui è stato un autore che non ha avuto paura di essere radicale, è stato un autore molto ironico, come per altro lo è stato Cechov. Lavorare su Dostoesvkij per me è una gioia e l’ho fatto assieme agli attori cercando di confrontarmi sul nostro tempo». 

 

Faustino (Popolo della Famiglia): “Delitto e castigo all’Alighieri mortifica la fede cristiana”

"I ravennati si preparino - ha dichiarato fra l'altro Marcello Faustino, rappresentante del Popolo della Famiglia Ravenna - ad assistere all’ennesima mortificazione dell’immagine di Cristo e dunque della fede cristiana..." Faustino parla di "un vigoroso pesante crocifisso mortificato esteticamente fino all’inverosimile e contornato da tutta una serie di situazioni pornografiche" e conclude: "Questa è la scelta della nostra classe dirigente regionale per celebrare i 40 anni di ERT... questa è tra le scelte della nostra classe dirigente ravennate, ancora una volta a svilimento della fede cristiana".

A Faustino fa eco il giornalista Simone Ortolani su Facebook: "Ha fatto bene Marcello Faustino del Popolo della famiglia a prostestare, per primo, contro lo spettacolo di Konstantin Bogomolov "Delitto e Castigo". In questo spettacolo - un tributo all'ovvio, al visto e rivisto, all'intellettualismo radical chic, alla noia di un vieto progressimo culturale ormai in disarmo - viene proposto un uso blasfemo ed inaccettabile del simbolo della nostra Redenzione. Un crocifisso asessuato domina il palco e le critiche delle messe in scena dove la rappresentazione è già stata allestita parlano di atti pornografici nello stesso contesto. Sono basito per una scelta artistica - quella dell'ERT (Teatro Stabile pubblico dell'Emilia Romagna) che gode di cospicui finanziamenti pubblici - che offende l'onore di Gesù Cristo, nostro Dio, della Religione cattolica e di una parte consistente dell'opinione pubblica. È questo l'uso che viene fatto delle tasse dei cittadini? Soldi letteralmente buttati via per finanziare iniziative indegne? Per fare opera di propaganda antireligiosa mettendo le mani nelle tasche dei cittadini? Protestare e reagire. Con fermezza."

 

Queste le voci di protesta. Come sempre, in questi casi, noi pensiamo che la censura preventiva sia fuori dal tempo. I cittadini e gli amanti del teatro e della cultura decideranno da soli ciò che eventualmente può essere blasfemo e ciò che non lo è, ammesso e non concesso che la blasfemia in sé sia un'accusa ammissibile. Decideranno se siamo di fronte a forme di libertà di ricerca artistica e di espressione oppure no. Decideranno se questo è teatro che fa pensare e apre la mente a nuove possibilità o no. In definitiva, decideranno se la rappresentazione valga il biglietto. Naturalmente dopo avere visto lo spettacolo. E senza arrivare a conclusioni affrettate, basate sul pregiudizio o sul sentito dire. 

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  • Non ho capito il commento: dite che dobbiamo vedere lo spettacolo? Purtroppo stiamo facendo tutti pubblicità a (citando Fantozzi) una "cagata pazzesca".

    11/03/2018 - franco



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