Lunedì 18 Dicembre 2017

Traffico di rifiuti contaminati via mare, 7 arresti. Alcuni container partivano dal porto di Ravenna

Mercoledì 11 Ottobre 2017 - Lugo
I rifiuti industriali contenuti nei container venivano poi rivenduti come materiale recuperato

La Guardia Costiera, dopo due anni di indagine, ha sgominato un cartello di imprese dedite al traffico internazionale di rifiuti metallici che dall'Italia arrivavano in Asia

Due anni di intensa attività investigativa, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, hanno portato la Guardia Costiera a sgominare un cartello di imprese dedite al traffico internazionale di rifiuti metallici contaminati che, spediti via mare su container caricati da vari porti italiani, tra cui quello di Ravenna, raggiungevano le destinazioni di Cina, Indonesia, Pakistan e Corea.


Sono sette le ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip di Roma, che ha disposto anche il sequestro preventivo di diversi stabilimenti nel Lazio, in provincia di Viterbo, e in Umbria, nella zona di Orvieto, oltre a svariati milioni di euro da sequestrarsi per destinare a confisca, quale recupero sui proventi illeciti. L'indagine, partita da alcuni container sospetti ispezionati dalla Capitaneria di porto di Civitavecchia, e coadiuvata dall’Agenzia delle Dogane, ha da subito mostrato profili di rilievo nazionale relativamente alla provenienza dei rifiuti ed internazionale per quanto attiene le destinazioni.

I soggetti arrestati e le loro aziende, mediante vari giri di false attestazioni e certificati, acquistavano rifiuti industriali complessi e contaminati, e, dopo aver simulato lo svolgimento di procedure di bonifica in Italia, lo rivendevano come materiale recuperato e “pronto forno” per un nuovo ciclo produttivo. In realtà i rifiuti, in Italia, subivano solamente una mera macinatura e, fortemente inquinati, venivano spediti via mare nelle destinazioni internazionali, senza nessuno scrupolo per la salute degli operatori in contatto con gli inquinanti.


"La trattazione e la bonifica dei rifiuti è disciplinata da un articolato quadro normativo - ricorda la Guardia Costiera nella sua nota stampa - nazionale, europeo ed internazionale che discendono dalla Convenzione di Basilea. Ogni operatore, in ogni fase della filiera, deve poter dimostrare la provenienza e la destinazione dei prodotti, nonché i trattamenti a cui sono stati sottoposti o a cui saranno sottoposti".

46.000.000 €
l’anno è la media del giro d’affari derivante dal traffico illecito che emerge dalle indagini, a cui si deve sommare l’effetto negativo indiretto su tutti gli operatori rispettosi delle regole del settore, in particolare le aziende sane che offrono sul mercato i servizi di bonifica, limitando per esse i margini di guadagno; senza contare i maggiori costi per le imprese che conferiscono lecitamente i rifiuti.

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